“Non riuscivo quasi a credere a tanta fortuna. Quando ebbi la conferma che il mio nemico era davvero fuggito, corsi a Clerval, saltando di gioia.” (p. 65, Frankenstein, Mary Shelley, p. 65)
Arriva questo mese di luglio, con tre ondate di calore che già ci agitano. Non so come vi sentiate voi, ma io cerco spazi dove poter instaurare una sorta di complicità con il mio stato d’animo: o mi faccio la doccia sulla terrazza sotto una cascata che poi evapora, o dormo a tratti nella parte della casa dove l’aria condizionata ripete la sua routine, oppure scrivo al mattino in questa zona dove un ventilatore a soffitto in stile Casablanca cerca di infondere un po’ di pace.
Quest’estate, inoltre, è l’esplosione di gioia per la vittoria dei Mondiali del 2026. E anche se sono felice, non so se anche voi provate quella sensazione di soffocamento dovuta a tanta felicità, che richiede silenzio e un modo per incanalarla. È come se tanto sole implorasse l’ombra, o come se tanta vendetta richiedesse una diga.
Così è l’estate di questi tempi: la aspettiamo con gioia, ma quando arriva, la malediciamo: il suo volto orrendo di umidità elevata, quel caldo appiccicoso che ci avvolge e le relazioni segnate da un certo accenno alla frase: “Maledizione, questo caldo non se ne va mai!”.
Note, tratte da Digital Brain di Juan Ré Crivello: Oracolo Link
Il calore permea l’opera di Juan Ré Crivello come sensazione fisica e come metafora, quasi mai gratuita. Appare dapprima nella sua rappresentazione letterale, simile alla Pampa: il caldo della siesta che scioglie l’autostrada argentata e fonde l’edificio come un budino di pane (Un sinistroide furioso, 2013), o il caldo estivo che permea le lenzuola sulle rive del Riachuelo dove dormiva il suo bisnonno Antonio (Scrivere ai margini del mondo). Ma è anche memoria affettiva: nonna Domenica che porta i bambini in piscina nei pomeriggi estivi, mentre i pazienti del manicomio “sobbalzano senza freddo, senza pane, senza calore”
(Memorie di un uomo stupido, 2014).
C’è anche una vena ironica: Mónica Nigro confessa di sentire caldo nonostante l’aria condizionata, e il suo orologio biologico preferisce l’inverno – un piccolo paradosso che Crivello recupera come traccia di un amico scomparso. E non mancano i caldi storici e tragici, come quello delle truppe repubblicane presso l’Ebro inquinato nel 1938 (Città Sacra, 2025). In tutti i casi, il caldo è una soglia: tra corpo e memoria, tra scherzo e ferita.
Frammenti su cui si basa
Freddo ti mando l’inverno. Ho caldo. Sudoo. Il ventilatore e l’aria condizionata atrofizzano i miei neuroni. Il mio orologio biologico funziona meglio d’inverno… Mónica Nigro (1)
Fonte: Memorie di un uomo stupido (2014) · Opere (corpus)
La strada è argentea, nebbiosa – della tonalità ocra che il calore della siesta emana – e la sua linea retta divide l’entroterra profondo della Pampa. Con la sua ansia, l’emigrazione ha depositato bisogni e sogni nei piccoli paesi. Gli edifici sono cresciuti, mescolandosi con un accento tipico e instabile. La domenica pomeriggio, il debole suono della musica popolare li chiama allo studio delle danze tradizionali del paese. Tra la folla, un uomo alto riesce a ondeggiare in mezzo alla massa. L’edificio assomiglia a un budino di pane sul punto di…
Fonte: Un sinistroide furioso (2013) · Opere (corpus)
Ma l’estate è anche il momento del pesce fritto – diciamo, nella spensieratezza offerta dal caldo, con la camicia fuori dai pantaloni, che ha la precedenza sulla cintura. È tempo di sandali e un sorriso. È tempo di birra, di una pausa necessaria. Anche di suocere e figli. Di litigi familiari su desideri diversi che devono essere appianati.
Fonte: La Pizza (2016) · Opere (corpus)
Il mio bisnonno Antonio arrivò in Argentina per la prima volta nel 1884. Aveva 21 anni. La cosmopolita Buenos Aires, con la sua popolazione straniera all’80%, gli sembrava un regno caotico e volgare di un giovane paese. Inesperto e indeciso, dormiva in una pensione di proprietà di una donna spagnola. La stanza si affacciava su una strada che dava sul fiume Riachuelo. Il suo odore nauseabondo, nella calura estiva, penetrava attraverso la finestra socchiusa e impregnava persino le lenzuola.
Fonte: Scrivere ai margini del mondo · Libri
Bibliografia dell’autore: Agosto. Agosto è un libro scritto durante il mese più caldo a Barcellona. In quest’opera, Juan Re Crivello si propose di scrivere brevi articoli di grande bellezza descrittiva e di opinioni intense, capaci di emozionare il lettore. Invitò poi altri nove scrittori spagnoli a partecipare, adottando lo stesso approccio letterario. Da quest’opera, Agosto raccoglie intense riflessioni, a volte originali, a volte sorprendenti, sul mondo che ci circonda. Juan Re Crivello stesso direbbe a riguardo:
Fonte: Memorie di un uomo stupido (2014) · Opere (corpus)





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