Nel precedente articolo (qui) ho cercato di liberare Maria Maddalena dall’ingiusta etichetta di prostituta basandomi sui Vangeli.
Il dibattito straordinario nato nei commenti mi ha offerto il perfetto trampolino di lancio per questa seconda parte. Un amico blogger ha giustamente fatto notare che “la storia è fatta di moltissimi strati scritti, per lo più, da uomini che cercavano di mantenere il proprio potere”, mentre un altro mi ha lanciato una sfida filosofica chiedendo: “Ma esiste davvero una storia reale?

Non abbiamo una macchina del tempo per toccare la realtà assoluta, ma possiamo trasformarci in detective, analizzando come questi “strati” storici siano stati sovrapposti per modificare la percezione di un personaggio, e per farlo faremo parlare l’arte.
Se il romanzo Il Codice da Vinci ha trasformato Maria Maddalena nel fulcro di un thriller moderno, la Chiesa della Controriforma, nel XVI secolo, utilizzò i pennelli dei più grandi artisti dell’epoca per riscrivere completamente la sua immagine pubblica.

Nessuno lo dimostra meglio di Tiziano Vecellio. Attraverso due dei suoi capolavori, dipinti a trent’anni di distanza l’uno dall’altro, possiamo vedere chiaramente l’azione del potere e della censura religiosa.
Maria Maddalena viene letteralmente “rivestita”, trasformandosi da icona di pura bellezza rinascimentale a severo manifesto di sottomissione e penitenza.

Il “prima” è rappresentato dalla Maddalena Penitente di Palazzo Pitti, dipinta intorno al 1533.
Dedicata a un committente privato, quest’opera è un capolavoro assoluto del Rinascimento in cui Tiziano fonde la spiritualità cristiana con la bellezza neoplatonica: la bellezza fisica della donna diventa lo specchio della purezza divina.
La santa è rappresentata completamente nuda, ma la sua nudità è castamente e strategicamente coperta solo da una cascata di lunghissimi capelli ramati.
Il suo corpo non evoca malizia, ma l’anima che si spoglia di tutto per darsi a Dio.
Proprio quei capelli biondi, ondulati e setosi, daranno vita al celebre marchio di fabbrica noto come “biondo Tiziano”.
La donna ha lo sguardo rivolto al cielo e gli occhi lucidi di lacrime, senza che vi sia alcun simbolo di morte evidente oltre al classico vasetto di unguento. L’invenzione di dipingere la Santa a mezzobusto in un paesaggio fu un successo clamoroso.

Proprio perché destinato a una collezione privata, il pittore poté osare una nudità impensabile per un luogo pubblico, creando un modello che venne replicato e variato fino agli anni ’60 per i più grandi nomi dell’epoca, da Isabella d’Este a Filippo II.

Poi, però, arrivò la svolta drastica del Concilio di Trento, e con essa la censura.

continua

Una risposta a “Maria Maddalena (Parte 2): La carne, lo spirito e il “biondo Tiziano””

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