A trent’anni di distanza dal primo dipinto di Tiziano, di cui ho parlato nel post precedente, la sensualità luminosa del Rinascimento si spegne sotto il peso del dogma. Il teschio sostituisce la bellezza e la censura compie il suo lavoro, dimostrando che per cancellare la vera forza di una donna, a volte, basta semplicemente coprirla.

Nel 1545 inizia infatti il Concilio di Trento – la grande assemblea convocata dalla Chiesa cattolica per reagire alla Riforma protestante di Martin Lutero. Con l’avvento della Controriforma, la Chiesa esige che le immagini sacre non prestino in alcun modo il fianco a distrazioni erotiche o a violente accuse di lascivia da parte dei Protestanti.

L’istituzione ecclesiastica ha un disperato bisogno di un modello severo di colpa e sottomissione, e persino il più grande pittore di Venezia deve correre ai ripari e “vestire” la sua musa. Lo si vede chiaramente analizzando le versioni successive della Maddalena, come quella di Capodimonte del 1550 o di San Pietroburgo, databile intorno al 1565.

Anni dopo quel primo capolavoro, con il clima culturale drasticamente cambiato, l’esplicita sensualità scompare del tutto per fare spazio a un’atmosfera cupa, severa, incentrata interamente sul dolore del peccato.

La posa della Santa resta identica alla versione giovanile, eppure la donna non è più nuda: indossa una camicia bianca coperta da un pesante mantello a righe scure d’ispirazione mediorientale che ne cela completamente il corpo. Sul tavolo, inoltre, compaiono in primo piano gli elementi tipici della penitenza approvati dalla Controriforma. C’è un libro di preghiere aperto, simbolo di profonda meditazione spirituale, e un teschio, il classico memento mori che invita al pentimento e ricorda la transitorietà della vita.

La nuova versione diventa così il manifesto visivo perfetto della dottrina cattolica della Penitenza, allora duramente attaccata dai Protestanti.

Queste tele, realizzate spesso in dimensioni ridotte, non avevano tuttavia una funzione esclusivamente devozionale, ma anche geopolitica, venendo usate come veri e propri doni diplomatici per ottenere favori personali nelle corti europee.

Lo stesso Tiziano non esitò a usare Maria Maddalena come “moneta di scambio”. Il pittore inviò infatti una delle sue versioni tarde a Filippo II di Spagna, accentuando strategicamente le lacrime sul volto della Santa al solo scopo di sollecitare il sovrano al pagamento di un vecchio credito di ben duecento scudi.

I quadri di Tiziano ci mostrano così una verità lampante: Maria Maddalena non è stata solo vittima dei testi reinterpretati o falsificati nei secoli, ma è stata letteralmente ridisegnata e corretta dai pennelli della politica religiosa per scopi di pura propaganda.

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