Nel post della settimana scorsa ho scritto come il nome del Visconte François-René de Chateaubriand sia indissolubilmente legato a un leggendario e monumentale taglio di carne.
Attenzione, però, a non confondere il capolavoro culinario del letterato francese con un altro titano della cucina letterario-musicale: il Tournedos alla Rossini.

Se lo Chateaubriand rappresenta la sobria e carnivora aristocrazia d’Oltralpe, questa seconda ricetta deve il nome al famosissimo compositore italiano Gioachino Rossini, un uomo che considerava l’alta cucina la vera e propria estensione della sua musica.
Si dice che fu lo stesso Rossini a dettare i passaggi della ricetta allo chef del celebre caffè Maison Dorée di Parigi.
Quando lo chef protestò perché il maestro continuava a supervisionarlo e a correggerlo “da dietro le spalle”, Rossini sbottò: “E allora girati dall’altra parte (tourne le dos) così non mi vedi!”. Nacque così, pare, il nome del piatto.

Entrambi i piatti celebrano il delizioso filetto di manzo, ma lo interpretano in due modi culturalmente e gastronomicamente opposti:

Il Taglio: Lo Chateaubriand è il cuore del filetto, un pezzo unico, maestoso e altissimo (da condividere rigorosamente in due). Il Tournedos è un medaglione singolo e più piccolo (circa 3-4 cm), ricavato dalla parte centrale o finale del filetto.

La Filosofia: Lo Chateaubriand è minimalista ed elegante. Punta sulla purezza e sulla consistenza della carne cotta alla perfezione e accompagnata dalla salsa Bearnese. Il Rossini è un trionfo di opulenza barocca e colesterolo felice. È un’opera lirica a strati: una base di pane fritto nel burro, il filetto, una generosa fetta di Foie Gras scottata, una pioggia di Tartufo nero e una riduzione al Madeira.

In sintesi, lo Chateaubriand celebra l’eleganza essenziale, la malinconia romantica francese; il Rossini rappresenta il melodramma goloso italiano ed è un’esplosione di sapori burrosi, grassi e lussuosi.

Gioachino Rossini è stato uno dei più grandi compositori della storia della musica, autore di capolavori immortali come Il barbiere di Siviglia e Guglielmo Tell. All’apice del successo, a soli 37 anni, decise di ritirarsi dalle scene teatrali per dedicarsi quasi esclusivamente alla sua seconda, immensa passione: la gastronomia. Famoso per il suo spirito sagace, amava ripetere che il mangiare, l’amare, il cantare e il digerire sono i quattro atti di quell’opera comica che è la vita.

immagini: Émile-Oscar-Victor Perrin: Gioachino Rossini (1792-1868) -Archivio Storico Ricordi, Collezione Digitale Ricordi

Tournedos alla Rossini con Salsa di Madeira al Tartufo. – kennejima, CC BY 2.0 <https://creativecommons.org/licenses/by/2.0&gt;, via Wikimedia Commons

Una risposta a “Chateaubriand vs Tournedos alla Rossini: la sfida dei titani”

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