
Tutto si svolge – ormai –
tra cadute di cielo
e il quadrato asfittico
del palcoscenico.
Dove tu nutri
– senza scioltezze –
le magre figure.
Solo io – livida e rapace – spio
ogni tuo misero gesto.
Lo sguardo liquido scioglie
ogni parete e gesso.
Le porte dell’esistente
si spalancano
sotto il mio passo.
È nel mio cammino
sterminare serpenti.
E tutto quello che striscia
sinuoso e decadente.
Sottilmente perfido e sinistro.
Sono l’occhio all’interno del quadro
che ti fissa.
L’occhio nascosto
in ogni scena.
( Questa mia poesia era stata scelta da Simon anni fa. Mi piace riproporla : mi manca Simon )




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