L’occhio fantasma, di Amitav Ghosh, si collega al Paese delle maree, che risale al 2004, oltre vent’anni fa, e a L’isola dei fucili, del 2019. Il grande scrittore indiano ha sempre avuto tra i suoi temi principali quello dell’ambiente, delle sue trasformazioni, della crisi climatica (che lui preferisce chiamare crisi planetaria)causata dall’uomo e dalle sue scelte economiche sconsiderate. Tratta a volte questo argomento in forma saggistica, altre volte invece in forma romanzata, e ricordo di aver letto in un suo libro che risale a diversi anni fa, La grande cecità, che si meravigliava per quanto poco il tema della catastrofe climatica fosse affrontato in letteratura. Secondo lui, la forma narrativa, il romanzo, avrebbe avuto la possibilità di incontrare e sensibilizzare un pubblico che magari non legge saggistica.

L’occhio fantasma si riferisce a una certa qualità presente in alcune persone, che hanno la pigmentazione dell’iride di un occhio diversa da quella dell’altro: ciò indicherebbe che queste persone, dotate dell’occhio fantasma, hanno capacità di sguardo e potere della mente superiore a quello delle persone comuni, con due occhi di ugual colore. Tipu, personaggio che abbiamo conosciuto bambino nel Paese delle maree, appartiene a questi individui così dotati e assilla il protagonista affinché lo metta in contatto con una donna dai poteri straordinari, che potrebbe aiutare lui e il suo gruppo di attivisti a salvare una zona delle Sundarban, vicino alla foce del Gange, dalla costruzione di una grande centrale a carbone.

Il romanzo è ambientato tra Calcutta e le Sundarban, con qualche puntata a Brooklyn, dove vive Dinu, il narratore. Da bambino ha vissuto a lungo presso la zia Shoma, una psicologa molto interessata a certi fenomeni di ricordi di vite passate che alcuni bambini conservano per qualche anno. Le capita il caso di una bimba di tre anni, intelligente e precoce, che ricorda perfettamente la sua vita precedente di pescatrice e cuoca e conserva in modo straordinario gli odori e i sapori del cibo che allora mangiava: pesce, con grande scandalo dei suoi genitori, che sono per tradizione strettamente vegetariani. Da questo caso clinico particolarmente coinvolgente nasceranno vari sviluppi che influenzeranno Shoma e suo marito Monty, Dinu e la sua amica Piya, già protagonista del Paese delle maree, il giovane Tipu, l’enigmatico Dev.

Con questo romanzo Amitav Ghosh si conferma uno dei più grandi scrittori contemporanei. 

2 risposte a “L’occhio fantasma, di Amitav Ghosh (Einaudi 2026). Recensione di Marisa Salabelle”

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  2. Grazie per questa segnalazione. Questo mi manca ma sicuramente lo leggerò perché, come te, apprezzo tantissimo questo autore, in ogni forma in cui si esprime, sia per le idee che porta avanti sia per la qualità letteraria delle sue opere.

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