Rancore, di Concetta D’Angeli

Una terribile epidemia dilaga nel mondo e un piccolo gruppo di persone decide di ritirarsi in una villa in campagna, non lontano da Firenze, per trascorrere insieme il tempo facendosi compagnia in attesa che il contagio finisca.

No, non è il Decamerone, anche se tutto lo farebbe pensare, compresi i nomi propri delle protagoniste. Siamo nel 2020 e l’allegra (non troppo allegra, in verità) brigata è composta da quattro donne anziane, tra i 66 e i 73 anni: Fiamma, Elisa, Lauretta e Matilde, l’unica il cui nome non compare tra quelli della brigata boccaccesca. L’epidemia che sta sconvolgendo il mondo è il Covid 19 e le quattro donne si ritirano in campagna perché non ce la fanno a resistere ognuna isolata nel suo appartamento, limitando la propria socialità a un aperitivo virtuale ogni pomeriggio su Skype. Fiamma e Matilde sono una coppia, stanno insieme da vent’anni e si definiscono sposate, anche se in verità in Italia non esiste il matrimonio tra persone dello stesso sesso ma solo l’unione civile. Elisa è un’imprenditrice, ha una boutique di lusso e una sorta di governante che vive con lei: una bella rivincita sul mondo rispetto alla sua infanzia e giovinezza vissute poveramente. Lauretta è vedova di un famoso e affascinante attore teatrale, alla cui ombra è sempre vissuta. Matilde è stata una ricercatrice universitaria e da anni ha in mente di scrivere un saggio su Proust, Fiamma è matta, parla da sola o con personaggi che affollano la sua mente.

Durante la lunga convivenza, che finirà nel momento in cui la libera circolazione delle persone sarà ripristinata, sia pure con qualche limitazione, è inevitabile che emergano, dalle chiacchiere soprattutto serali e dai comportamenti quotidiani, alcune tematiche che in un modo o nell’altro hanno segnato la vita delle quattro donne: la vita di coppia che alcune hanno abbracciato e altre rifiutato, la maternità, che allo stesso modo qualcuna ha vissuto e qualcun’altra no, il tradimento, tradimento agito o subito nel rapporto di coppia, ma soprattutto il tradimento di sé, dei propri ideali e proponimenti. Non importa dire che nel corso delle giornate e serate trascorse insieme, tra una passeggiata e un cocktail, emergeranno i segreti che ciascuna finora ha custodito gelosamente e che ognuna si svelerà nelle sue contraddizioni e nei suoi tormenti interiori. L’unica la cui interiorità non verrà mai allo scoperto è Fiamma, la più strana, la più enigmatica, l’unica della quale chi legge non avrà modo di seguire il flusso dei pensieri.  

Adottando uno stile originale, elegante e ricercato, un linguaggio ibrido, un punto di vista fluttuante dall’una all’altra delle protagoniste, passando in modo fluido dal presente al passato, dalla prima alla terza persona, Concetta D’Angeli ci consegna un racconto avvincente, di grande spessore introspettivo, in cui si alternano il dramma e un certo strisciante grottesco.

Una risposta a “Rancore, di Concetta D’Angeli (Il ramo e la foglia, 2026). Recensione di Marisa Salabelle”

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