Torna in libreria con questo piccolo libretto, Le rivelazioni del viaggio (ediciclo, 2025), Giovanni Agnoloni, scrittore e traduttore versatile e suggestivo. Uno dei leit motiv della sua produzione è costituito dal tema del viaggio, che qui torna per essere illustrato in poche ma densissime pagine. Agnoloni parte dal termine tedesco Wanderlust, che indica la voglia, la frenesia dell’altrove, la molla che spinge molte persone a partire dal luogo abituale per visitarne altri. Vedremo poi, nel corso della trattazione, in questo libriccino che è un piccolo trattato filosofico, che non sempre la Wanderlust è un impulso positivo, poiché alla frenesia è senz’altro preferibile un atteggiamento più pacato, più riflessivo nei confronti dei luoghi che si vogliono esplorare. E che l’altrove non sempre è lontano ed esotico, ma che può essere anche la passeggiata nei dintorni di casa o persino la propria scrivania. Viaggio, quindi, ma in molte accezioni diverse. Il viaggio, se condotto nel giusto stato d’animo, può farci conoscere luoghi mai visti, può svelarci bellezze naturali o architettoniche, ma attenzione, non è la bellezza la principale meta del viaggiare, così come non è principalmente il godimento estetico ciò che il viaggio ci avrà lasciato, una volta tornati a casa. Il viaggio, sostiene Agnoloni, ci permette, in certi momenti particolarmente felici, e non necessariamente nei luoghi più belli e rinomati, di avere delle rivelazioni, su di noi, sulla nostra vita, sulle connessioni tra la nostra esperienza e il mondo. Di conseguenza viaggiare non ci permette soltanto di conoscere altri luoghi, ma soprattutto noi stessi. Non solo: il viaggio ci trasforma, ci rende diversi, perché noi siamo esseri in continua evoluzione, e i luoghi che visitiamo, le esperienze che facciamo, sono altrettanti stimoli al cambiamento, ovviamente se siamo disposti a percepirli.
Agnoloni introduce qui alcune categorie filosofiche/scientifiche: il qui e il lì, l’Altrove e l’Ognidove, il tempo e lo spazio. Il tempo noi lo percepiamo come elemento fondamentale della nostra vita, siamo bambini, poi siamo giovani, poi invecchiamo, ma nelle equazioni più avanzate della fisica quantistica il tempo non esiste, esiste solo lo spazio. È lo spazio che ci permette di intravedere un senso nelle cose che ci circondano, è il terreno della sincronicità, di ciò che siamo soliti chiamare coincidenze o deja vu, o anche epifanie: momenti insomma in cui le cose, come direbbe Eugenio Montale, sembrano vicine a svelarci il loro ultimo segreto. A suffragare queste affermazioni Agnoloni tira in ballo Max Planck e Carlo Rovelli, Jung e Pauli, vale a dire scienziati e studiosi dell’animo umano, ma si potrebbero appunto citare scrittori e poeti, da Proust a Joyce a Montale.
Quali sono gli aspetti che incontriamo viaggiando e che possono condurci a quelle rivelazioni, a quelle epifanie? L’autore ne elenca molti. La Natura, in primis. Il mare, i paesaggi d’Irlanda ma anche le colline toscane dove l’autore vive e va spesso a camminare. Gli animali, le piante, ed è certo che il contatto ravvicinato con queste creature può essere altamente suggestivo e formativo: chi di noi non ha provato un senso di rivelazione, di chiarezza e di commozione vedendosi capitare a pochi metri di distanza un cervo o una volpe, o contemplando un’enorme quercia? Le città, con le loro case, piazze e monumenti, con le loro strade da percorrere, e le persone: incontri con l’Altro, che può essere molto diverso o incredibilmente simile a te. Ma anche i luoghi meno affascinanti, i cosiddetti nonluoghi possono essere occasione di rivelazione: un distributore di benzina, un supermercato, una stazione, un aeroporto. A volte siamo costretti a sostare a lungo in posti anonimi e francamente brutti, però anche in questi casi possiamo avere un incontro, provare una sensazione, avvertire una coincidenza che ci permette di aprire la mente a nuovi pensieri, che ci cambia, di poco o di tanto. L’importante è mettersi nella posizione di chi vuole percepire, assorbire, trarre da ogni luogo o nonluogo, da ogni senso coinvolto, che sia la vista, l’udito o anche l’odorato, quei legami tra le cose, tra i momenti della nostra vita, tra noi e le altre persone o le altre creature viventi che costituiscono il tessuto dell’esistenza e che ci fanno pensare che tutto sia legato a tutto, che ogni minima cosa o accadimento faccia parte di una trama che unifica ogni esperienza e che ne fa un continuum che non si esaurisce mai.





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