Un’altra memoria, di Lorenzo Guadagnucci, affronta un tema tanto presente, nella nostra vita civile, quanto logoro, quello della memoria, la memoria delle stragi, dei campi di concentramento, dei milioni di morti che la Seconda guerra mondiale ha prodotto. In Italia abbiamo istituito con gli anni un vero e proprio culto della memoria, dedicandole giornate (il 27 gennaio, in ricordo delle vittime della Shoah, e il 10 febbraio, per commemorare le vittime delle foibe e il cosiddetto esodo giuliano) e luoghi: Sant’Anna di Stazzema, Monte Sole, il Padule di Fucecchio e altri. Tutti gli anni, alla scadenza di certe date, nei giorni dedicati alla memoria o nelle ricorrenze di stragi terribili, nei luoghi deputati si svolgono cerimonie con la presenza delle istituzioni. Ma sono cerimonie stanche, dice Guadagnucci, ingessate, retoriche, e soprattutto non servono a scongiurare il male presente, anzi, nemmeno lo prendono in considerazione. Sono riti vuoti, che nulla ci dicono dell’oggi e non ci aiutano ad affrontarlo: anzi, rischiano di nascondere dietro la loro retorica drammi che non vogliamo vedere e affrontare. Continuiamo a ripetere “mai più” e intanto chiudiamo le nostre porte ai migranti, lasciamo che muoiano lungo la terribile rotta balcanica o annegati nel grande cimitero del Mediterraneo, viviamo circondati da guerre che non abbiamo saputo evitare e che non facciamo nulla per far cessare, assistiamo impotenti al genocidio del popolo palestinese. Il nostro celebrare la memoria con gonfaloni, bande musicali e persino aerei militari in volo acrobatico non serve a nulla, il nostro mantra “mai più” è privo di senso.

Nel testo Guadagnucci affronta vari temi di grande interesse e attualità: dal fatto che la nostra memoria è selettiva e ricorda la violenza di cui siamo stati vittime ma non quella che noi stessi abbiamo agito, al modo in cui l’estrema destra, in Italia e in Europa, passando un colpo di spugna sulle responsabilità dei suoi padri fondatori nella persecuzione degli ebrei, si è fatta paladina dello Stato di Israele, e ne è diventata la grande alleata, di qualsiasi azione violenta e genocidaria si macchi. Alcuni capitoli sono dedicati alla guerra ai migranti che la “civile” e “democratica” Europa conduce da anni, nell’indifferenza, spesso nell’approvazione dei cittadini europei; altri ricostruiscono i momenti salienti dell’Europa postbellica, che rinascendo dalle macerie della Seconda guerra mondiale sembrava essersi avviata su un cammino di pace e collaborazione tra le nazioni, di giustizia sociale al loro interno, e che invece a partire dagli anni Ottanta del Novecento ha abbracciato i dogmi del neoliberismo, e a partire dai primi anni Duemila si è accodata agli Stati Uniti nella tragica “guerra al terrorismo”. Infine affronta il tema a me caro che riguarda il movimento pacifista: l’importanza che questo ha avuto sia nei primi anni dopo la fine della guerra, sia nei periodi cruciali del secolo scorso, dove in alcuni casi, con una spinta dal basso, è riuscito a influire sulle politiche dei potenti (si pensi al grande movimento internazionale contro la guerra del Vietnam); ricorda quanto i pacifisti di tutto il mondo si siano battuti per evitare la disastrosa guerra contro l’Iraq del 2003. Dopo di allora, il movimento pacifista, già duramente colpito negli anni immediatamente precedenti per la sua contestazione verso le politiche dei vari G7 e G8, ha avuto un crollo e non è stato più capace di suscitare lotte imponenti e di dettare una propria agenda, diversa e contraria rispetto a quella portata avanti dalle élite che governano il mondo. Tuttavia lo spirito pacifista e l’idea che “un altro mondo è possibile”, anzi, necessario, non sono morti, e sarà possibile, forse, dar vita a una proposta alternativa rispetto al baratro verso cui ci stanno conducendo i potenti del mondo, mettendo insieme i vari frammenti che ostinatamente tentano di suggerire una prospettiva diversa: pacifisti, ecologisti, femministe, lavoratori e lavoratrici, movimento nonviolento… Allora anche i luoghi della memoria smetteranno di essere sterili monumenti da omaggiare una volta l’anno, ma ci sproneranno ad attivarci per dare vita a un mondo, a una società diversa. 

Aggiungo un’osservazione: il libro di Guadagnucci è uscito ai primi di luglio, quindi è andato in stampa almeno un mese prima. Nel frattempo qualcosa di ciò che l’autore auspica si è realizzato: il 15 giugno, la marcia per Gaza da Marzabotto a Monte Sole; il 14 agosto la lettura di 12.227 nomi di bambini uccisi in Palestina dal 7 ottobre (12.211 palestinesi, 16 israeliani) da parte del cardinale Mattero Maria Zuppi. In queste due occasioni Monte Sole non è stato solo uno sterile luogo di ricordi, ma un luogo vivo dove la memoria si fonde con la consapevolezza del presente.

2 risposte a “Un’altra memoria, di Lorenzo Guadagnucci (Altreconomia, 2025) Recensione di Marisa Salabelle”

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  2. […] visitando mostre e luoghi particolari. Ma, come dice giustamente Lorenzo Guadagnucci nel libro Un’altra memoria, affinché la memoria non sia sterile è necessario che si confronti con quello che succede nel […]

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