
Giorni fa, sul mio blog, ho pubblicato ” Cancello le parole” un articolo scaturito da una intervista a Emilio Isgrò: artista concettuale poeta scrittore drammaturgo e regista, famoso per le sue cancellature.
” La cancellatura è come lo zero in matematica, chiamato a formare da solo, tutti i numeri e tutti i valori”.
Sincronicamente, nel fine settimana, ho letto un post di Massimo Legnani, amico di penna da sempre, testo che ho trovato davvero lirico, poetico anche se scritto in prosa.
Gli ho quindi proposto di sforbiciare, cancellare alcune parole per far emergere l’ossatura dei versi. L’essenza.
Ecco il risultato, la poesia:
Amo le fotografie
senza vetro né cornice,
sgualcite e calde,
immediate all’occhio,
perfette al cuore.
Sparse in luoghi
che lo sguardo ci cada
quasi a caso.
Sono lì indifese e nude
la luce che scolora i volti
esposte alle intemperie
stanno lì:
precarie…
Appoggiate alla pila dei libri
sul comodino della notte
sbiadite dalla lampada
– assieme a cimeli
foglietti
avanzi di altre epoche –
inezie insostituibili.
Stanno lì
e aspettano che io passi.
E così, mentre faccio altro,
guardo la prima foglia
immortalata da mia figlia,
guardo il canto inudito di Tiziana,
guardo Toni e me:
fumare felici
della pioggia
al riparo di una pianta.
É un guardare penetrante
che forse le consuma
in un consumo quotidiano
casuale e necessario.




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