L’ombra di Kafka è il romanzo che Arkadia propone al premio Strega, con una lusinghiera motivazione scritta da Claudio Strinati. Ambientato nel 1999, alla vigilia del nuovo millennio e nel timore che si scateni il temuto “millennium bug”, che secondo alcune fosche previsioni avrebbe mandato in tilt tutto il sistema informatico dell’epoca, il romanzo ci propone tre giovani che, come molti, studenti o lavoratori precari, si dividono un appartamento. Sono Cristina, Giulia e Fabio. Cristina è impegnata in una corsa contro il tempo per potersi laureare entro l’anno: sta svolgendo una tesi su Kafka, in particolare sulle diverse traduzioni in italiano delle opere del grande scrittore praghese e sulle loro varianti, passa le sue giornate in biblioteca ma combina poco o nulla, sia perché non riesce a trovare il materiale che le serve, sia perché è continuamente distratta da pensieri vaghi. Cristina è molto amica di Fabio, e occasionalmente ci va a letto insieme, senza che nessuno dei due abbia il coraggio o l’intenzione di trasformare quell’amicizia amorosa in una relazione vera e propria. In biblioteca conosce Daniele e se ne invaghisce, prima di rendersi conto che non è proprio un ottimo soggetto… Fabio a sua volta è un giovane un po’ sfaticato e sognatore, gentile e premuroso: è innamorato di Cristina ma non osa dichiararsi, trova lavoro in una videoteca, un tipo di negozio che in quell’epoca andava alla grande e che ormai è scomparso, come lo sono i negozi di dischi. Giulia, l’ultima arrivata nell’appartamento, è un’artista e lavora costruendo scenografie per spettacoli teatrali; è di famiglia borghese, ma per pudore non lo rivela agli altri, fino a quando non li porterà nella casa al mare dei suoi genitori, dove tra i moltissimi vecchi libri accumulati negli anni si nasconde forse qualcosa che aiuterà Cristina nello sbrogliare la sua tesi.
È a questo punto che il romanzo di formazione, divertente, scanzonato, apparentemente leggero, scantona e si trasforma in un’indagine che i tre, con l’ingombrante presenza dell’amico Daniele, portano avanti alla ricerca di una sconosciuta, vecchissima traduzione della Metamorfosi e di altri racconti kafkiani da parte di un improbabile Gregorio Boemo; si trasforma altresì in una sorta di metaromanzo in cui si parla di libri,di traduzioni, di varianti, di autori noti e di illustri sconosciuti, di traduttori e di falsificatori.
Un testo stratificato, quindi, con diversi livelli di lettura, divertente e brillante, colto senza pedanteria. Chissà che L’ombra di Kafka non riesca a superare la prima selezione e rientrare nella dozzina dei candidati, per poi, chissà…




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