
Un viaggio in treno, un invito a un ballo, una giovane poetessa piena di sogni.
A volte basta un istante per cambiare il modo in cui guardiamo il mondo.
Ero felice, quel giorno. Di una felicità leggera, quasi impalpabile, quella che si posa sulle cose senza chiedere permesso. Mi aspettavo risate, conversazioni brillanti e quella gioia condivisa che rende ogni incontro memorabile.
Io, Ella Wheeler, campagnola con ambizioni da poetessa, ero stata invitata al ballo inaugurale del governatore a Madison.
Viaggiavo in treno, cullata dal ritmo regolare delle ruote. Guardavo il paesaggio scorrere oltre il finestrino: case basse, campi aperti, cortili che arrivavano fino ai binari. A volte il passaggio del treno faceva sollevare le lenzuola stese, come se salutassero. Era la mia terra. Viva, semplice, fedele.
Pensai a mio padre, Marcus, ai suoi sogni spezzati nel mondo dello spettacolo, alla scelta di rifugiarsi in quella fattoria del Wisconsin. E a come, nonostante tutto, quella vita fosse diventata anche la mia radice.
In casa nostra si leggeva molto. Quando non potemmo più permetterci il New York Mercury, provai un dolore che allora non sapevo nominare. Non era solo una rivista: era una finestra. Capii che avrei potuto permettermi di abbonarmi io, se fossi riuscita a far pubblicare un mio pezzo, o se non altro, avrei potuto ricevere almeno la copia del giornale in cui era stato stampato. Fu in quel momento che compresi che avrei scritto, e che avrei pubblicato. Non per vanità, ma per necessità.
Col tempo arrivò una certa notorietà. Mia madre sosteneva di aver sempre saputo che sarei diventata una scrittrice. Nei suoi occhi intravedevo anche un suo sogno rimasto incompiuto.
Quando i miei genitori mi mandarono al Female College di Madison, accettai solo per compiacere il loro desiderio, pur non sentendo alcun bisogno di proseguire gli studi. Tuttavia, la mancanza di tempo da dedicare alla scrittura divenne presto insostenibile, tanto da spingermi a supplicarli di lasciarmi tornare a casa. Non ebbi però il coraggio di confessare l’altra amara verità: il peso degli sguardi altrui e il divario tra i miei abiti dimessi e l’eleganza sofisticata delle ragazze di città.
A casa ritrovai la mia voce. La mia raccolta di poesie d’amore suscitò scandalo. Un editore la definì immorale. Ma proprio quel rifiuto accese la curiosità, e quando fu pubblicata con il titolo Poems of Passion, il successo arrivò.
Fu allora che conobbi Robert. In lui scoprii un’ammirazione pura, priva di ombre. Una volta mi confessò che le mie lettere gli avevano suggerito l’immagine di una creatura singolare, al contempo audace e innocente, quasi sospesa tra lo sfarzo mondano di una cortigiana e la timida purezza di una vergine. Forse, in fondo, aveva ragione
Durante quel viaggio verso il ballo, tutto sembrava armonioso. Il mondo, il futuro, l’amore: ogni cosa pareva sorridermi. Anche il mio riflesso nel vetro restituiva quell’immagine luminosa.
Poi, accanto al mio, comparve un altro riflesso.
continua




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