Può sembrare inconsueto e forse non appropriato che una persona recensisca un libro del quale è coautrice, ma questa non è una recensione, è una chiacchierata su un lavoro collettivo interessante e molto pregevole. Luoghi letterari Sardegna 2 (Arkadia, 2026) è soprattutto un progetto: far conoscere i luoghi minori, nascosti, delle regioni italiane tramite il racconto di autori e autrici che in questi luoghi soggiornano per circa una settimana. Si tratta di girare intorno, parlare con le persone, ammirare l’architettura e il paesaggio, scoprire qualcosa sulla storia del luogo o sul suo presente. Una settimana è poco per conoscere un paese, ma è abbastanza per trarne qualche suggestione e imbastirci su un testo. L’esperimento è stato sviluppato in Sardegna, Piemonte e Veneto e si vorrebbe estenderlo anche ad altre regioni. La cosa non è banale, perché bisogna contattare i comuni disposti ad aderire, trovare ospitalità per le scrittrici e gli scrittori, reperire i finanziamenti necessari… È certamente un’esperienza interessante sia per il comune che, specie se molto piccolo, reagisce con sorpresa all’arrivo di un “forestiero” venuto a ispirarsi, sia per l’autore che si trova immerso quasi senza filtri in una realtà che fino a pochi giorni prima gli era del tutto sconosciuta.

Il volume al quale ho collaborato, il secondo dedicato alla Sardegna, contiene cinque racconti lunghi: Il tesoro di Senorbì, di Andrea Alba, La piccola Parigi dei faraglioni, di Anna Bertini, Giovane cuore antico, di Massimo Granchi, Castiadas di Massimiliano Scudeletti e il mio, Un insolito dicembre. Siamo autori profondamente diversi l’uno dall’altro ma in questo caso si è creata una strana alchimia che ha reso i nostri testi in qualche modo affini e capaci di integrarsi senza stonature in un volume comune, cosa non banale per le antologie, che spesso risentono della diversità delle voci che le compongono.

Nel Tesoro di Senorbì Andrea Alba si mette nei panni di un ragazzino che negli anni Novanta vi trascorre l’estate a casa dei nonni. Un anno, quando lui ne ha quattordici, gli fa da chaperon Marta, una ragazza di un paio d’anni più grande di lui, che lo introduce a certi segreti che riguardano la storia locale e alle prime fantasie amorose. Diventato adulto, uno scrittore di successo, torna in paese, rivede Marta, aggiunge qualche tassello a quel racconto misterioso che lo aveva allora tanto colpito.

La piccola Parigi dei faraglioni è Buggerru, una località del distretto minerario del Sulcis, affacciata su un tratto di mare tra i più suggestivi della costa meridionale sarda. Una coppia vi arriva quasi per caso: i due stano cercando un luogo dove stabilirsi, pensano di fermarsi a Buggerru solo per qualche giorno, invece eleggeranno quel luogo come loro patria adottiva. Anna Bertini, seguendo “lui e lei” nel loro soggiorno, nelle loro amicizie e nelle loro esplorazioni, ci racconta la storia di una località che ebbe il suo splendore ai tempi in cui le miniere, tra la metà dell’Ottocento e la metà del Novecento, marciavano a pieno regime; il divario che si creò tra la popolazione dei minatori e delle loro famiglie e i francesi, proprietari delle miniere, che trasformarono il paesino sardo in una “piccola Parigi”; l’incidente avvenuto nel 1904 che provocò la morte di quattro minatori, le successive agitazioni durante le quali tre persone furono uccise e la proclamazione del primo sciopero nazionale in Italia, l’11 settembre 1904. Oggi Buggerru non è più un centro minerario, delle antiche miniere restano solo alcuni edifici fatiscenti e alcune gallerie che si possono visitare; resta comunque la splendida bellezza del luogo che “lui e lei”  eleggono a propria dimora.

In Giovane cuore antico Massimo Granchi racconta, attraverso vari flash, la storia della diga di Monte Pranu, nata con i migliori auspici negli anni del dopoguerra per rifornire di acqua una regione arida: attraverso vari personaggi dislocati in diversi momenti Granchi descrive le speranze che animarono il periodo in cui la diga venne costruita, la fierezza di chi lavorò alla sua realizzazione, i primi inconvenienti quando le case del vicino villaggio di Tratalias iniziarono a essere infiltrate dall’acqua, la necessità di abbandonare il paese e di spostarlo in una zona più sicura, trasferimento che causò non poco disagio soprattutto alle persone più anziane, che non si riconobbero nel nuovo nucleo, più moderno, sì, ma privo dell’anima della Tratalias vecchia.

Castiadas è una località situata sulla costa sud orientale della Sardegna, alla fine dell’Ottocento qui viene creata una Colonia penale, dove i galeotti venivano impiegati nella bonifica del territorio, affetto dalla malaria. Arriva sul posto, ispirato da certe lettere di cui è venuto in possesso, un visitatore: molti anni prima un suo lontano parente aveva soggiornato in quel luogo a causa di certi scavi che intendeva portare avanti. Era un allievo di Giovanni Lilliu, il celebre archeologo che portò alla luce la reggia nuragica di Barumini e altri siti di grande interesse. Ma non sono tanto gli scavi e i reperti che interessano il visitatore odierno, quanto la storia della Colonia, le condizioni di vita cui erano sottoposti i deportati, le relazioni tra carcerati e secondini, certe vicende raccapriccianti che perlopiù ignoriamo e che invece sono ancora adesso una costante nei luoghi di detenzione.

Del mio racconto non dirò nulla: leggetelo!

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