Il Turkys Bar è molto più di un semplice dettaglio biografico: secondo gli studi sull’autore (La patria portatile, Scrivere ai margini del mondo), è il luogo in cui prende forma gran parte dell’opera letteraria successiva di Crivello. Situato a Vilanova i la Geltrú (Barcelona), città che diventa sia ambientazione che quasi un personaggio nella sua opera matura, il Turkys è “il primo bancone della giornata”, l’ufficio e la parrocchia dove l’autore scrive ogni mattina sulla terrazza.
Gli studi lo interpretano all’interno di una struttura biografica coerente: l’uomo che era ospite di alberghi fantasma e appartamenti sovraffollati, dicono, “ha trasferito l’hotel nei bar”. Prima era un ufficio sulla Rambla con birre da due euro; nella sua vecchiaia, è il Turkys. Insieme alla rete (Masticadores) e al suo blog Barcelona, il bar costituisce una delle tre “finestre” dell’unica casa che Crivello ha potuto arredare a suo piacimento: la scrittura stessa, quella patria portatile di cui parla Heine. Turkys, in breve, incarna il luogo specifico – catalano, quotidiano, scelto – da cui Crivello narra l’Europa usando la forma informale “vos”, e da cui ritorna in Argentina solo attraverso la memoria e i sogni.
Frammenti su cui si basa
CAPITOLO 1 Il figlio dell’Hotel Patria: una vita tra due emisferi «Ricordo l’Hotel Patria; mio nonno J. Crivello lo comprò. Gli costò una fortuna all’epoca.» —Juan Re. Crivello, Memorie di un uomo stupido. Ieri Boca, oggi Barça. Juan Re Crivello, La pizza. La scena fondante di quest’opera non si trova in nessun registro civile, ma in un articolo del 2025: un bambino di otto anni, abbandonato dai genitori, pedala su un triciclo, giorno dopo giorno, lungo il balcone di ferro di un hotel nella Pampa argentina. L’hotel era stato fondato da suo nonno…
Fonte: La patria portátil · Libros
Bar R e WhatsApp. Quando Bar R era nervoso, comprava zampe di pollo al mercato e le grigliava su una piastra che aveva in giardino. Il suo muro era adiacente a quello dei Dolan; le grida dall’altra parte lo avvertivano della fantasiosa famiglia che viveva in quella cloaca infestata dagli scarafaggi in fondo ai patii in comune. Mordeva compulsivamente le zampe di pollo e le lanciava a quasi un metro di distanza in una ciotola che si illuminava di una luce rossa. Il dispositivo artigianale era un rimedio alla solitudine, che il suo amico tradizionale proveniente da oltre i Dolani…
Fonte: D-Roccosick (s.d.) · Opere (corpus)
Esiste un legittimo disagio nei confronti degli studi critici dedicati ad autori che non appartengono al canone letterario consolidato. Perché proprio questo scrittore? Con quali criteri si decide che un’opera meriti il tempo e lo sforzo necessari per un’analisi approfondita? Non ci sono già abbastanza libri su un numero sufficiente di autori canonici da giustificare la deviazione verso margini meno frequentati? Queste domande non sono né retoriche né maliziose: formulano un vero e proprio dubbio epistemologico sui criteri che governano l’attenzione…
Fonte: Scrivere ai margini del mondo · Libri
L’ultimo aspetto dell’identità ibrida che merita di essere analizzato è il rapporto di Crivello con l’idea di ritorno. La letteratura sull’esilio ha prodotto due modelli principali su questo tema: uno che aspira al ritorno come redenzione – Ulisse come prototipo – e uno che rinuncia al ritorno come condizione di maturità, accettando che il paese d’origine non esista più perché anche il soggetto che se n’è andato non esiste più. Crivello appartiene inequivocabilmente al secondo modello, ma lo incarna in un modo privo dell’amarezza che spesso lo accompagna… Fonte: Capitolo 10 — Esilio, migrazione, identità ibrida · Studio critico.





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