
In quest’ultima sezione, suddivisa in due parti, scopriamo la folle ossessione di Gioachino Rossini per la pasta e la faida gastronomica trentennale con Alexandre Dumas, nata da un piatto di maccheroni rifiutato.
Se il famosissimo Tournedos alla Rossini (filetto, foie gras e tartufo) o la volta in cui interruppe una conversazione con Richard Wagner per andare a “innaffiare” una lombata di capriolo sul fuoco rappresentano il suo lato più francese, sono i maccheroni a raccontare il legame viscerale di Rossini con l’Italia.
I maccheroni alla Rossini non erano una semplice ricetta, ma una vera e propria rappresentazione teatrale. I gesti e i tempi venivano organizzati come le sezioni di una partitura: la pasta veniva cotta nel brodo di carne e poi, si racconta, il compositore usava una siringa d’argento per inserire manualmente in ogni singolo maccherone una crema finissima di foie gras e tartufo, prima di gratinarli con burro, panna e parmigiano.
Questa ossessione per la pasta lo portò a reazioni estreme. Nel 1859, mentre si trovava a Parigi, una massiccia spedizione di pasta trafilata al bronzo proveniente da Napoli subì un forte ritardo. In preda a una crisi d’astinenza gastronomica, Rossini scrisse una lettera di vibrante protesta a un intermediario per sollecitare l’invio, congedandosi con una firma autografa rimasta nella storia:
“Gioacchino Rossini, senza maccheroni”.
Questa dipendenza non era solo un vezzo: quando nel 1829 decise di abbandonare improvvisamente i teatri musicali, Rossini confessò ai critici che lo imploravano di tornare: “Sto cercando motivi, ma non mi vengono in mente che pasticci, tartufi e maccheroni”
Ascoltando l’Ouverture de La gazza ladra possiamo cogliere quel ritmo incalzante che il Maestro applicava sia sul pentagramma sia davanti ai fornelli. Con il suo celebre crescendo, il brano incarna alla perfezione quel mormorio ribollente che i critici dell’Ottocento paragonavano ironicamente al borbotto della pentola dei maccheroni prima del lancio in tavola.
Ma il legame tra il ritmo incalzante e l’irresistibile ironia di Rossini non si esaurisce nei teatri d’opera. Negli anni del suo ritiro parigin, tra un banchetto e l’altro, il Maestro continuò a comporre per puro divertimento privato, raccogliendo brevi pezzi pianistici sotto il titolo ironico di Peccati di vecchiaia. Tra questi spicca Un petit train de plaisir, un brano “comico-imitativo” che è una vera e propria parodia musicale. Con il pianoforte, Rossini si diverte a imitare il fischio della locomotiva e il panico dei passeggeri, chiudendo il pezzo con una polka allegrissima che celebra… il cinismo degli eredi dopo un grottesco incidente ferroviario! Un assaggio del suo fulminante black humor, perfetto da ascoltare immaginando il compositore che si godeva la vita (e la tavola) sbeffeggiando la modernità.
immagine: https://storiaincucina.food.blog/2021/06/05/rossini-lo-stomaco-e-direttore-dorchestra/
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