“Settembre, andiamo. E’ Tempo di migrare”
I versi di Gabriele D’Annunzio: “Settembre, andiamo. E’ tempo di migrare. / Ora in terra d’Abruzzi i miei pastori / lascian gli stazzi e vanno verso il mare…” e quelli di Giosuè Carducci: “…ma per le vie
del borgo / dal ribollir d’e tini / va l’aspro odor de i vini / l’anime a rallegrar…” bene incorniciano
settembre: i primi a rimarcare una “transumanza” di stagione perché i torridi e faticosi mesi estivi sono alle spalle e schiudono le porte all’autunno, i secondi a rassicurare che in coda d’estate maturano anche gli ultimi frutti come afferma l’adagio: “Settembre, l’uva è matura e il fico pende”.
L’uva! Proprio la vendemmia è l’ultima fatica di stagione e la vigna, ma anche la modesta pergola dell’orto è carica di profumatissimi grappoli, è ora di pigiare dentro grandi vasche di legno; il contadino non disponeva di un torchio ed erano così i piedi di adulti e bambini ad occuparsene; io stesso ricordo di averlo fatto ed erano attimi elettrizzanti, di pura euforia che terminavano con l’assaggio del dolcissimo primo mosto raccolto in una scodella.
Quel sorso rilassava davvero e finalmente, così come assicuravano gli adagi dei mesi estivi, dopo le fatiche ci si può concedere qualche svago e perché no, ritornare a …darla d’intendere alla sposa perché “Settembre mese bello: sole, fresco e tempo novello” davvero ritempra.
Il mese è anche bivio meteorologico: “La luna settembrina sette lune indovina”; il contadino, infatti, era convinto che per sette lune successive il tempo sarebbe stato simile a quello che si osservava nel periodo e sarà ancora lei a decidere se regalarci, prima dell’inverno, una stagione dolce o inclemente.
Intanto però Il buio arriva presto, si ritorna prima dai campi così l’ora di cena viene sensibilmente anticipata; a tavola si va verso le 18 cosicché non c’è più tempo, tra compiti e gioco pomeridiano di inserire per i bambini la deliziosa pausa della merenda, infatti, “A San Michele (29 settembre) la merenda vola in cielo” “volano” così via fette di pane spalmate con burro e zucchero, dolcissime ciambelle, nutrienti zabaglioni e profumate mele e la mamma non comprerà più nemmeno il cioccolatino con le figurine di Bartali e Coppi.

San Michele Arcangelo; la biografia non può darci né data di nascita né di morte perché siamo in presenza di una figura spirituale proposta dalla Sacra Scrittura; Mi-Ka-El si traduce, infatti, con “Chi è come Dio?” e la figura dell’Arcangelo, conosciuto anche come “Principe delle milizie celesti” ha il preciso compito ditestimoniare l’immensità e l’unicità del Padre che va difeso dal maligno, infatti, nel libro dell’Apocalisse, è lui a guidare la schiera degli angeli nella battaglia contro il drago che impersona Satana; lo sconfiggerà grazie alle sue principali virtù: fedeltà, coraggio e giustizia.
Terrena e a noi ancora molto vicina, invece, è Santa Madre Teresa di Calcutta (5 settembre) al secolo Anjezë Gonxhe Bojaxhiu nata nel 1910 a Skopje, canonizzata il 4 settembre 2016 da Papa Francesco.
Era ancora giovanissima quando avvertì la chiamata religiosa e aderì alla congregazione delle Suore di Loreto; poco più che diciannovenne, eccola già in India dove dirige per un lungo periodo una scuola a Calcutta.

Un viaggio in treno le cambia la vita, ciò che vede dai finestrini del vagone la colpisce e commuove profondamente, così decide che il suo posto non è dietro una cattedra bensì in mezzo a quel popolo sofferente di disperati che ha visto lungo il percorso e proprio per andare in loro soccorso fonda nel 1959 la Missione della Carità che dall’India mette radici in molti altri paesi del mondo.
In vita la sua carità che vedeva il Cristo nei moribondi rannicchiati sui marciapiedi del mondo, la sua umiltà, la sua fede, la sua tenacia, ma soprattutto i suoi quotidiani gesti d’amore che nutrivano, dissetavano, lavavano, consolavano, le valsero nel 1979 il Premio Nobel.
Madre Teresa muore a Calcutta nel 1997.
COSA CI DICE SETTEMBRE

I Contadini: Che c’è un tempo per seminare e uno per raccogliere, ma anche che bisogna trovare “tempo” per riposo e svago, del primo ne ha bisogno il corpo, del secondo la mente.
L’Arcangelo Gabriele: Ci ricorda che non di solo pane vive l’uomo, ma di spirito; entità in apparenza inesistente ma indispensabile per vincere le battaglie epiche della vita.
Madre Teresa di Calcutta: Conferma che bisogna obbedire alla chiamata, essere capaci di scendere dalla cattedra per realizzare pienamente la nostra vita.
Il grappolo d’uva: Frutto simbolico per il cristianesimo, ma anche metafora di comunità poiché il “frutto uva” è la somma di tanti acini che maturano abbracciati pacificamente l’uno all’altro




Lascia un commento