«Tutto era stato brutalità. Per tutti quegli anni, mentre il suo cuore anelava agli studi, ai teatri e ai tribunali, era rimasto intrappolato nella brutalità. Aveva pagato la propria vita col sangue. Tutti avevano stretto un patto.» (p. 225, *The Gold-Hunter*, Jack London)

Nel sogno di ieri notte, cercavo di avviare il motore di una motocicletta usando della legna da ardere. Riuscivo a vederne l’interno: sembrava vuoto eppure, al contempo, colmo di fuoco. Ciò significava che l’obiettivo era destinato a fallire. L’espressione *piel de judas* (o *pezzo di galera* in Italia) era in voga nella società argentina degli anni Settanta. Serviva a definire un bambino dispettoso o un adulto che non meritava fiducia. Si diceva: «Occhio a quel tizio; è un *pezzo di galera* (una *piel de judas*)».

Dietro entrambe le immagini — il sogno e il bambino ribelle — si cela la consapevolezza che esistono fasi della vita caratterizzate da una natura particolare, momenti in cui il futuro finisce per presentare il conto.

Temiamo forse di più il futuro se la nostra vita è stata segnata da un’infanzia difficile?

È una domanda a cui è arduo rispondere, a meno che non ci si affidi a un terapeuta per rielaborare quel vissuto che ci si è portati dentro, più e più volte.

Eppure, quel motore della moto alimentato dal fuoco ci ricorda costantemente che le questioni legate all’infanzia tendono a riaffiorare. Sta a noi decidere se negarle, se tenerle a galla rischiando di annegare, oppure se trasformarle in una fonte di forza e slancio per la nostra vita.

Ero un *pezzo di galera* (un bambino ribelle): devo ammetterlo. Col passare degli anni (e grazie a due terapeuti e a un coach), ho scoperto che ogni giorno può offrire l’opportunità di sfruttare quel motore interiore per dare valore al proprio futuro.

Lascia un commento

arcipelago di cultura

Scopri di più da MasticadoresItalia

Abbonati ora per continuare a leggere e avere accesso all'archivio completo.

Continua a leggere