Sulla via della croce, seduta al tavolino, con le gambe allungate,

concluse in eleganti zoccoli di cammello; la vista persa

fra i sassi. Correndo le ambulanze risalgono di traumi e di rumore l’ospedale.

I capelli rossi, presi da un fermaglio di cuoio, si frangono a onde

sul camice leggero, di lino bianco. Aisha alza il viso assente;

le intenzioni, le remore, perfino le gelosie dei passanti

la attraversano

e si rompono, cadono alla rinfusa, con rumore di coccio e tagli

di ferramenta.

Dove ha scritto Eraclito: “non riuscirai a trovare, per quanto cammini,

i confini dell’anima?” Eccoci, infatti, ora siamo qui, una Morgana marocchina

e una città straniera;

slegate, reciproche prigioniere, venticinque secoli più tardi, senza sapere,

ancora, come trovarli, quei limiti.

Fuga di spirito in eccesso. Esito di un viaggio imprevisto. Frutto impazzito,

mai stato puro, come un rovescio su luoghi umidi, in stagione di siccità.

Sei acqua che cade dai tagli della pentola, Aisha, sei sirena della costa

nell’ora di bassa marea.

Sei qui, ancora la temibile jinniyya berbera, ma senza uomini da regolare;

povera di ragioni e di sonni da turbare; guardata con sospetto

perfino da questi esuli e trascurati angeli con la camicia.

Anche l’elegante demone dai baffi biondi, seduto al tavolo di fronte,

custode attraente di sogni indicibili, mi guarda, senza vedermi e senza ridere,

come l’approdo di speranze che alla fine hanno fatto naufragio;

come la barca di Maddalena, sulla costa di Marsiglia,

ma senza un folklore sulla riva, senza una grotta

per la fine.

[ BlogLink: Gianluca Mantoani ]

7 risposte a “Qandisha by Gianluca Mantoani”

  1. Buongiorno Gianluca, ti faccio I miei umili complimenti per questi stupendi versi 👏🌷Frida

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    1. Buongiorno! Grazie infinite; sto ragionando attorno all’idea che con le migrazioni oltre alle persone si spostano e si incontrano le loro vite immateriali, i loro “invisibili” e provo con l’immaginazione ad evocare le forme di questi incontri fra realtà immateriali.

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      1. Ti riesce molto bene, si respira persino l’aria piena di spezie. Buona giornata 🌷

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  2. Quanta bellezza in questi versi, e quanto mistero. Una metafora che ti cattura con ritmo languido, che sembra abbracciarti ma qualche rumore ti spezza.

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    1. Grazie davvero anche a te. Come ho scritto a Frid, quello che provo a fare è lavorare attorno all’idea che con le migrazioni oltre alle persone si spostano e si incontrano le loro vite immateriali, i loro “invisibili” e cerco con l’immaginazione di evocare le forme di questi incontri fra realtà immateriali.

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      1. È tutto molto suggestivo. Ma anche molto vero. Spostarsi significa portarsi dietro la propria storia, che è più facile perché ci sono i ricordi , e anche la propria cultura, che è molto più difficile perché si abbandona il contesto in cui si è formata. si abbandona il paesaggio, il profumo, il clima. E l’immaginario resta orfano del palcoscenico dentro cui si era abituato a muoversi. E anche l’immaginario soffre la lontananza

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