Si tratta di un saggio che affronta la questione delle persone transgender e delle persone non binarie e di tutte le diverse sfumature di genere in cui le persone si riconoscono o meno. Nonostante la presenza di numerosi termini specifici, alcuni dei quali conoscevo, mentre altri no, e nonostante la difficoltà che ho incontrato nel tentativo di capire esattamente la differenza tra identificarsi con uno o un altro di questi termini (che perlopiù sono inglesi o sono acronimi) ho trovato il testo piuttosto interessante e meno difficile di quanto temessi. Lou Ms. Femme è il nome di adozione con cui la persona autrice ha scelto di farsi chiamare: si tratta di una persona non binaria, per l’appunto, che non si riconosce quindi né nel genere maschile né in quello femminile. Per una persona come me, che non ha mai avuto incertezze circa la propria appartenenza di genere, e il cui genere coincide col sesso biologico, una persona per giunta cresciuta in anni in cui certe tematiche non venivano affrontate e anzi erano il più delle volte ignorate, non è semplicissimo entrare in questo concetto: non mi è difficile capire l’omosessualità e la bisessualità, non mi è difficile capire quella che fino a poco tempo fa veniva chiamata (medicalizzando il concetto) disforia di genere, cioè il non sentire corrispondenza tra il proprio sesso (più correttamente, il sesso assegnato alla nascita) e il genere in cui ci si identifica; più difficile per me è comprendere cosa voglia dire non sentirsi identificata in nessuno dei due generi che tradizionalmente consideriamo gli unici: il maschile, il femminile. In realtà, scrive Lou Ms. Femme, la mentalità dicotomica e binaria è caratteristica di un certo tipo di cultura, che si è affermata soprattutto nei paesi europei ed è poi diventata dominante nel mondo negli ultimi tre secoli: il saggio riporta una serie impressionante di esempi di figure “terze”, né maschili né femminili, o parte maschili e parte femminili, non binarie, nelle società non occidentalizzate, cioè in America Latina, Indonesia, India, Messico, Polinesia, nelle isole Samoa nel cuore dell’Oceania, in Nuova Zelanda, nelle Filippine, in Thailandia, nella penisola araba, in Siberia e nelle comunità native in Nord America. La carrellata propone figure tutt’altro che banali, figure che nella loro società non venivano stigmatizzate ed emarginate per la mancata identificazione in uno dei due generi dominanti, ma al contrario venivano considerate potenti, sacre. «L’uomo bianco europeo ha colonizzato quanto era colonizzabile al ritmo di abusi, stupri, predazioni, genocidi, repressioni culturali, indottrinamenti ideologico-religiosi e assimilazioni cancellanti. Lo ha fatto giustificando il suo agire come l’indiscutibile volere di un dio, maschio e bianco come lui, che tutto perdonava in nome della diffusione della sua parola tra le comunità considerate barbare, straniere, inferiori, eccentriche, da correggere e (ri)educare, proprio per via della loro presunta inferiorità, quasi fossero favori e non il frutto di una strategia economica.»

È la discriminazione, l’emarginazione, la mancanza di riconoscimento, per non parlare delle varie forme di persecuzione, che il nostro rigido mondo occidentale riserva a persone che escono dai nostri schemi, che faticano a vivere la vita serenamente a causa dei pregiudizi di cui sono circondate e delle barriere che incontrano. Io, che mentre leggevo Rivoluzione non binaria stavo contemporanemanete approfondendo il tema del colonialismo, ho trovato incredibili coincidenze: anche assegnare in maniera secca un genere, negare che ci si possa sentire a disagio nel genere assegnato, pretendere che le persone si adeguino a certi standard imposti è un aspetto del colonialismo e della cultura patriarcale. Non a caso il giorno stesso del suo insediamento alla Casa Bianca Donald Trump ha firmato un ordine esecutivo col quale stabiliva che negli Stati Uniti esistono solo due sessi e due generi, e che sesso e genere devono coincidere: si è maschio o si è femmina, senza eccezioni e senza tentennamenti, e coerentemente con questa affermazione ha cancellato con un tratto di penna tutte le agevolazioni e le facilitazioni che le persone transgender e non binarie avevano faticosamente conquistato.

Il libro si conclude con una serie di strumenti che permettono a chi legge di orientarsi in un mondo variegato e affascinante: un glossario, un “toolkit per costruire un mondo enby-indiviso”, un elenco di persone notevoli non binarie, delle quali neanche sospettavamo l’esistenza.

3 risposte a “Rivoluzione non binaria, di Lou Ms. Femme, le plurali, 2025. Recensione di Marisa Salabelle”

  1. […] Rivoluzione non binaria, di Lou Ms. Femme, le plurali, 2025. Recensione di Marisa Salabelle […]

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  2. Avatar Domenico Mortellaro
    Domenico Mortellaro

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