
Il 22 giugno 1956, settant’anni fa, moriva nel Middlesex il poeta, saggista e romanziere inglese Walter John de la Mare (1873–1956). Maestro di atmosfere sospese, gotiche e intimamente psicologiche, de la Mare ebbe un rapporto quasi ironico e profetico con il tema della memoria dopo la morte.
Da bambino aveva frequentato per sei anni la scuola del coro della Cattedrale di St Paul, a Londra. Poi, nel 1889, a sedici anni, accadde l’imprevisto: mentre cantava una delle sue arie preferite della Passione di Bach, la voce si spezzò nel cambiamento della pubertà. Per lui, la carriera da corista era finita.
Non stupisce, allora, che alla sua morte gli sia stato riservato un raro onore: la cremazione e la sepoltura delle ceneri nella celebre cripta della cattedrale.
Eppure, per chi visita la sua tomba, la vera sorpresa è un’altra: l’epitaffio. Perché forse alcuni si aspetterebbero versi memorabili, magari simili a quelli di “An Epitaph”, uno dei suoi componimenti più brevi e intensi, pubblicato nel 1912 nella raccolta The Listeners and Other Poems.
Eccolo:
Epitaffio
Qui giace una bellissima signora,
leggera nel passo e nel cuore;
credo fosse la più bella signora
che mai sia vissuta nel West Country.
Ma la bellezza svanisce, la bellezza passa,
per quanto rara, pur rara che sia;
e quando anch’io mi sarò sgretolato,
chi serberà memoria
di questa signora del West Country?
È un testo ancora attualissimo. Nella prima quartina celebra una donna molto attraente, emblema di grazia e leggerezza. Ma nella seconda la certezza si incrina: la bellezza fisica è destinata a svanire. Il cuore della poesia, però, sta negli ultimi due versi: il poeta non si limita a piangere la fine della donna, ma si chiede cosa accadrà quando anche lui sarà polvere. Chi conserverà il ricordo?
La vera scomparsa, sembra dirci de la Mare, non avviene nel momento della morte, ma quando svanisce l’ultima memoria di chi non c’è più.
È per questo che una tale poesia continua a parlarci con forza anche oggi, nell’era dei social, dei filtri digitali e dell’ossessione per l’immagine, per i “like” e le visualizzazioni: ci ricorda quanto sia fragile ciò che appare e quanto conti, invece, ciò che resta.
De la Mare sembra anticipare la nostra crisi esistenziale, ponendoci una domanda cruciale: in un mondo che consuma tutto rapidamente in superficie, quale eredità e quale memoria profonda stiamo davvero lasciando?
Invece il suo vero epitaffio…
Continua
immagine:Walter de la Mare by Rothenstein – Public domain, via Wikimedia Commons [[File:Rothenstein – Walter de la Mare.png|Walter de la Mare by Rothenstein]]




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