
Mentre in An Epitaph Walter de la Mare esprime la malinconia per la bellezza destinata a svanire, l’epitaffio inciso sulla sua tomba nella cattedrale di St Paul a Londra offre una risposta diversa: non il lamento per ciò che il tempo cancella, ma un invito alla pace interiore e alla fiducia in ciò che resta oltre il transitorio. Molti credono che sulla sua lapide compaiano i versi di Fare Well, ma in realtà de la Mare scelse la strofa conclusiva di Vain Questioning/ Vane domande (1918), una poesia che condensa la sua visione più matura e spirituale.
I versi recitano:
Where blooms the flower when her petals fade,
Where sleepeth echo by earth’s music made,
Where all things transient to the changeless win,
There waits the peace thy spirit dwelleth in.
(Dove sboccia il fiore quando i suoi petali appassiscono,
dove dorme l’eco nata dalla musica della terra,
dove tutte le cose effimere approdano all’immutabile,
là ti attende la pace in cui dimora il tuo spirito.)
In questa chiusa, il poeta suggerisce che ogni cosa destinata a finire trova compimento in una dimensione immutabile, dove il fragile e il mutevole si aprono alla pace eterna. È il punto d’arrivo di un percorso interiore che trasforma l’angoscia moderna in contemplazione.
In Vain Questioning, infatti, de la Mare mette in scena la mente umana come un intreccio di dubbi e contraddizioni: un cuore inquieto che cerca rifugio da sé stesso. Ma a questa ossessione sterile oppone un gesto netto: “Lascia perdere queste vane domande”.
Il poeta invita allora a tornare ai miracoli semplici del mondo: una rosa, il canto di un uccello, la bellezza di giugno, perché il senso della vita non si afferra con l’ansia del pensiero, ma con la presenza e l’ascolto. In questo senso, la poesia anticipa una sensibilità che oggi chiameremmo mindfulness (consapevolezza di sé, piena coscienza) cioè smettere di inseguire risposte assolute e imparare a sostare nel presente.
La strofa finale incisa sulla lapide diventa così un testamento spirituale: non una fuga dal reale, ma una riconciliazione con il tempo e con la fragilità umana. De la Mare ci ricorda che la pace non nasce dal controllo ossessivo del futuro o dal timore di essere dimenticati, ma dalla capacità di aderire alla bellezza effimera del presente, accettando che ciò che è transitorio possa aprirsi a qualcosa di eterno.
immagine:https://thequire.wordpress.com/2017/04/25/walter-de-la-mare-st-pauls-cathedral-chorister-1883-1889/




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