Pastorale, di Paolo Ciampi, fa parte di quei piccoli suggestivi saggi che l’autore fiorentino sforna con apparente nonchalance e che toccano sempre qualche tasto che parla al cuore di chi legge. In questo caso si parla, come è facile intuire, di pastori ma anche di poesia, perché come tutti un po’ sappiamo l’ambiente pastorale sembra particolarmente permeabile alla poesia. Esiste la poesia pastorale, infarcita di agnelli e fanciulle che li custodiscono su pascoli fioriti, ma non è di questo mondo edulcorato e fittizio, che in determinati periodi è stato al centro di certa letteratura, che Paolo Ciampi vuol parlare: no, a lui interessano i pastori veri, che conducono una vita di sacrificio e solitudine negli alpeggi di montagna, e che, forse per ingannare le lunghe giornate estive, forse perché il paesaggio, il contatto con la natura e le bestie mettono in loro chissà quale inquietudine, trovano rifugio nella poesia: nel recitare a memoria lunghi brani di poemi epici o nell’improvvisare testi orali in ottava rima. Figure di questo genere si son viste a lungo sulle nostre montagne, in Toscana come in Abruzzo e in Sardegna, ma ormai non ci sono più. Non esiste più la pastora analfabeta che guardando davanti a sé, quasi in trance, improvvisa un componimento poetico del quale ogni traccia si disperderà nel vento, a meno che qualcuno che l’ha ascoltato non ne ricordi una o due strofe. Pastori ne esistono ancora, e pastore, ma è tutto un altro genere di persone, e un altro genere di pastorizia.     

A Pian degli Ontani, su per l’Appennino pistoiese che sia io che Paolo Ciampi amiamo particolarmente, visse durante l’Ottocento Beatrice, la poeta pastora, della quale si interessò fior di intellettuali, da Policarpo Petrocchi a Niccolò Tommaseo a Renato Fucini, che, decisosi troppo tardi ad andare a conoscerla, non poté far altro che assistere alla sua morte. Di Beatrice di Pian degli Ontani resta una lapide nella piazza del comune di Cutigliano, un ritratto fatto dall’illustratrice americana Francesca Alexander e qualche rima raccolta da persone che ebbero il privilegio di ascoltarla e l’accortezza di trascrivere le sue parole: quanto a lei, non sapeva né leggere né scrivere.

Una risposta a “Pastorale, di Paolo Ciampi (Kellermann, 2026) Recensione di Marisa Salabelle”

  1. […] Pastorale, di Paolo Ciampi (Kellermann, 2026) Recensione di Marisa Salabelle […]

    "Mi piace"

Lascia un commento

arcipelago di cultura

Scopri di più da MasticadoresItalia

Abbonati ora per continuare a leggere e avere accesso all'archivio completo.

Continua a leggere