Nathacha Appanah è una scrittrice nata nell’isola di Mauritius, ma dal 1998 vive in Francia. Ha pubblicato diversi libri, alcuni dei quali sono stati tradotti in italiano. La notte nel cuore non è un romanzo, non è nemmeno un memoir, ovvero lo è solo in parte, è anche un reportage su alcuni casi di femminicidio. Vi sono ricostruite le vicende di tre giovani donne, Chahinez Daoud, algerina immigrata in Francia, Emma, una ragazza mauriziana cugina dell’autrice, e l’autrice stessa. Che cosa hanno in comune queste tre donne? Un’immagine: quella di una donna in fuga e di un uomo che la insegue in macchina. Per Chahinez e per Emma la fuga si conclude con la morte, Nathacha invece riesce a scampare al suo persecutore. E ci sono tre uomini, indicati solo con le iniziali: uno è un muratore algerino, uno è l’autista di un ministro, il terzo un poeta famoso e carismatico. Sono tre vicende di controllo e sottomissione, sopraffazione, violenza: solo casualmente, si direbbe, una delle tre donne riesce a non essere uccisa.

Nathacha aveva 17 anni quando si lasciò incantare dal fascino di HC, il poeta: dopo qualche tempo andò a vivere con lui e colui che inizialmente era stato pieno di attenzioni e premure nei suoi confronti, il suo mentore, che le suggeriva libri da leggere e che apprezzava ciò che lei, giovanissima, scriveva, si trasforma in un tiranno geloso, sospettoso e violento. Nathacha vive con lui per otto anni, tentando di sganciarsene senza mai riuscirci fino a quando, dopo una notte drammatica, riesce a chiamare suo padre e a lasciare il suo aguzzino. Siamo nel 1998: due anni dopo Emma viene uccisa dal marito, RD, inseguita lungo la strada una mattina all’alba, urtata e schiacciata e finita in un fosso come un pezzo di carne. Nel 2021 è la volta di Chahinez, anche lei in fuga dal marito violento, che le spara alle gambe e poi le dà fuoco.

Tre uomini dall’apparenza di brave persone, che fanno un’ottima impressione ad amici e parenti, che sanno sedurre e nella fase iniziale del rapporto sanno essere premurosi, pieni di affetto e di attenzioni, ma che ben presto si trasformano in tiranni, maniaci del controllo, ossessionati dalla gelosia e dal senso di possesso, violenti fino a uccidere. Non una storia nuova. Contiuna a ripetersi e a ripetersi in tanti casi di cronaca. Nathacha Appanah ha raccontato la sua esperienza, non senza difficoltà; ha voluto ricostruire, attraverso ricerche e interviste, le vicende delle altre due donne al cui destino si sente accomunata, si è immersa nella psicologia delle donne vittime di violenza e dei maschi aguzzini. Ne è venuta fuori un’opera drammatica, con momenti di forte pathos, in uno stile sobrio, asciutto, essenziale.

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